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01.09.2006
Un composto che stimola le staminali cerebrali
LTB4 stimola l’azione di diverse molecole coinvolte nel ciclo di crescita cellulare


Ricercatori della Harvard University hanno identificato alcuni composti che sono in grado di stimolare la crescita delle cellule staminali nel cervello. La scoperta, descritta sul numero di settembre di The FASEB Journal, fornisce importanti informazioni sulle sostanze che possono indurre i neuroni a riprodursi, così da recuperare funzioni cerebrali deteriorate, come nel caso di malattia di Parkinson, postumi da ictus, sclerosi multipla e numerose altre malattie neurologiche.
La ricerca si è focalizzata su due sostanze – LTB4 e LXA4 – che hanno un ruolo nei processi infiammatori e che regolano la proliferazione di cellule di vario tipo.
Quando cellule staminali isolate dal cervello di embrioni di topo sono state esposte a LTB4, hanno iniziato a proliferare e a differenziarsi in neuroni dalla ridotta capacità riproduttiva. Successivamente, esposte a LXA4, queste cellule hanno subito un rallentamento di crescita e quindi apoptosi.
In base allo studio, le cellule generate in seguito all’esposizione a LTB4 avevano un elevato livello di recettori per quella molecola, mentre il loro numero era molto più basso nei neuroni generati senza esposizione a LTB4.
I ricercatori hanno anche dimostrato che LTB4 stimola l’azione di diverse molecole coinvolte nel ciclo di crescita cellulare, come le cicline e i recettori del fattore di crescita epidermico, mentre tende a inibire quelle, come la caspasi 8, che hanno un ruolo nell’apoptosi. LXA4 ha invece effetti opposti.


Le responsabili dell’Alzheimer non sono, come si pensava, le fibrille che proteina beta-amiloide (beta-A) forma sui neuroni dei malati, bensì aggregati ancora più piccoli, oligomeri della proteina beta-A. A evidenziarlo è uno studio condotto sull’embrione di riccio di mare dai ricercatori di due istituti del CNR, dell’Istituto di biofisica (Ibf) e dell’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare di Palermo, i cui risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero della rivista Faseb Journal Express.
“L’Alzheimer costituisce una delle grandi emergenze sociali e sanitarie di questi anni. – dice Pier Luigi San Biagio dell’Ibf – A livello neuropatologico, com’è noto, questa malattia è caratterizzata da una degenerazione del tessuto cerebrale, il quale viene ‘attaccato’ da placche senili il cui principale componente è la beta-A. Questo peptide è un prodotto del metabolismo cellulare e circola normalmente nei fluidi corporei, ma sui neuroni dei malati può precipitare in forma di fibrille e di altri aggregati oligomerici, una sorta di fibrille più piccole e sottili”.
Lo studio in vitro e in vivo attuato per evidenziare nuovi aspetti legati all’aggregazione di questa sostanza e alla sua incidenza patologica, mediante tecniche spettroscopiche e di scattering di ha permesso di comprendere le basi molecolari del meccanismo di formazione delle fibrille. Nell’osservazione in vivo effettuata sull’embrione di riccio di mare, il cui funzionamento cellulare da un punto di vista biochimico è simile a quello dei mammiferi, è emerso che i monomeri e gli oligomeri di beta-A producono un maggior numero di malformazioni negli embrioni rispetto alle fibrille e che talvolta arrivano a causare la loro morte cellulare (apoptosi). La ricerca avvalora dunque l’ipotesi che siano gli oligomeri più che le fibrille la causa primaria del disturbo; le fibrille potrebbero anzi essere un meccanismo di difesa messo in atto dall’organismo per ridurre l’azione tossica degli oligomeri.

   

fonte: le scienze on-line

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