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02 febbraio 2007

Se l'evoluzione non fa abbastanza

Folco Claudi
La necessità dello splicing sottrarrebbe gli esoni alla pressione selettiva
 
 
 
Molte proteine umane non sono "ben fatte" come potrebbero e questo perché le sequenze geniche che codificano per esse hanno un duplice ruolo, e ciò rallenta la loro evoluzione. È quanto affermano su "PLoS Biology" Laurence Hurst dell’Università di Bath che ha svolto una ricerca in questo ambito insieme con i colleghi dell’Università di Losanna. Intervenendo
però sulle stesse sequenze, un giorno i ricercatori potrebbero sviluppare tecniche genetiche per produrre proteine migliori di quelle che si trovano in natura e che in un futuro potrebbero essere utilizzate per curare i disturbi genetici.

Il tratto di DNA che codifica per una specifica proteina è spesso interrotto da sequenze di geni apparentemente senza senso, i cosiddetti introni. Dal trascritto primario di RNA, la sequenza “grezza” che si ottiene copiando tutto lo “stampo” del DNA, viene poi selezionata la sequenza utile alla sintesi delle proteine, grazie a un processo noto come splicing alternativo. Recentemente si è scoperto che alcune delle istruzioni sulle modalità con cui deve avvenire lo splicing sono contenute nella parte codificante (esone) dello stesso DNA. Tale sorta di “aspecificità” del DNA rispetto alle proteine rende queste parti degli introni poco esposte alla pressione selettiva.

"La nostra ricerca – ha spiegato Laurence Hurst, docente dell’Università di Bath che ha partecipato alla ricerca – suggerisce che un gene con molti esoni evolverebbe a meno della metà della velocità di un gene che ne è privo, semplicemente per la mancanza di istruzioni su dove rimuovere gli introni. Si tratta di uno dei maggiori fattori di previsione dell’evoluzione delle proteine.”
Secondo quanto riferito dagli stessi autori dell’articolo, il risultato potrebbe aprire la strada ad applicazioni in campo medico per lo sviluppo di una terapia genica.

 

fonte:le scienze.it l

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