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I medici europei
temono che i nuovi
regolamenti
sull’esposizione
alle radiazioni
possano ostacolare
senza motivo
l’utilizzo della
risonanza magnetica
(MRI) durante la
cura dei pazienti.
La
Physical Agents
Directive
dell’Unione Europea,
che dovrebbe entrare
in vigore
nell’aprile 2008,
mira a proteggere i
lavoratori nel campo
delle
telecomunicazioni e
nelle aziende
elettriche dai
possibili rischi per
la salute causati
dall’esposizione a
radiazioni
elettromagnetiche.
Campi troppo forti
possono infatti
indurre una corrente
all’interno dei
tessuti,
riscaldandoli e
provocando gravi
danni. Alcuni studi
controversi hanno
suggerito che questi
campi possano
addirittura
danneggiare il DNA.
Ma le nuove regole
impediranno anche ai
medici di utilizzare
le apparecchiature
per la MRI, a loro
volta fonte di
radiazione
elettromagnetica.
Ciò impedirà di
seguire i pazienti
durante le scansioni
e potrebbe persino
limitare la corretta
pulitura dei
dispositivi. Molti
medici sostengono
che gli scanner MRI
non sono pericolosi,
e che nonostante le
frequenze
elettromagnetiche di
questi apparecchi
possano riscaldare
leggermente i
tessuti e stimolare
i nervi nella spina
dorsale, ciò non
porterebbe a un
danno perché si
tratterebbe di
effetti minuscoli.
Peter Mansfield, il
vincitore del premio
Nobel che ha avuto
un ruolo
fondamentale nello
sviluppo della MRI,
ha dichiarato che i
regolamenti sono
nocivi e che
“dovrebbero essere
studiati da capo”.
Come lui, molti
esperti notano che
le scansioni MRI
vengono usate per
osservare l’interno
del corpo umano sin
dagli anni ottanta,
senza effetti
dannosi conclamati.
“Non ci sono prove
che restare in piedi
accanto a uno
scanner sia
pericoloso”, ha
aggiunto Ian Young,
ingegnere in
pensione che
contribuì alla
costruzione del
primo scanner MR a
scopi medici.
Michael Clark della
Health Protection
Agency (HPA)
della Gran Bretagna
replica che la
direttiva è stata
studiata per
proteggere i
lavoratori. Ammette
che i medici hanno
ragione quando
sottolineano la
mancanza di prove di
effetti dannosi, ma
aggiunge: “abbiamo a
che fare con una
nuova tecnologia e
forse un po’ di
cautela è
necessaria. Non
possiamo escludere
effetti a lungo
termine”.
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