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29.09.2005
La legge sulle radiazioni rischia di ostacolare i medici
I regolamenti sulle scansioni MRI sarebbero troppo severi


I medici europei temono che i nuovi regolamenti sull’esposizione alle radiazioni possano ostacolare senza motivo l’utilizzo della risonanza magnetica (MRI) durante la cura dei pazienti. La Physical Agents Directive dell’Unione Europea, che dovrebbe entrare in vigore nell’aprile 2008, mira a proteggere i lavoratori nel campo delle telecomunicazioni e nelle aziende elettriche dai possibili rischi per la salute causati dall’esposizione a radiazioni elettromagnetiche. Campi troppo forti possono infatti indurre una corrente all’interno dei tessuti, riscaldandoli e provocando gravi danni. Alcuni studi controversi hanno suggerito che questi campi possano addirittura danneggiare il DNA. Ma le nuove regole impediranno anche ai medici di utilizzare le apparecchiature per la MRI, a loro volta fonte di radiazione elettromagnetica. Ciò impedirà di seguire i pazienti durante le scansioni e potrebbe persino limitare la corretta pulitura dei dispositivi. Molti medici sostengono che gli scanner MRI non sono pericolosi, e che nonostante le frequenze elettromagnetiche di questi apparecchi possano riscaldare leggermente i tessuti e stimolare i nervi nella spina dorsale, ciò non porterebbe a un danno perché si tratterebbe di effetti minuscoli.
Peter Mansfield, il vincitore del premio Nobel che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della MRI, ha dichiarato che i regolamenti sono nocivi e che “dovrebbero essere studiati da capo”. Come lui, molti esperti notano che le scansioni MRI vengono usate per osservare l’interno del corpo umano sin dagli anni ottanta, senza effetti dannosi conclamati. “Non ci sono prove che restare in piedi accanto a uno scanner sia pericoloso”, ha aggiunto Ian Young, ingegnere in pensione che contribuì alla costruzione del primo scanner MR a scopi medici.
Michael Clark della Health Protection Agency (HPA) della Gran Bretagna replica che la direttiva è stata studiata per proteggere i lavoratori. Ammette che i medici hanno ragione quando sottolineano la mancanza di prove di effetti dannosi, ma aggiunge: “abbiamo a che fare con una nuova tecnologia e forse un po’ di cautela è necessaria. Non possiamo escludere effetti a lungo termine”.

 

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fonte le scienze

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